Now Playing Tracks

Risalire sulle montagne russe, senza avere però un diretto controllo questa volta.
Essere gelosa, non potermelo permettere, dimenticarmi di esserlo e tornare ad essere gelosa nel giro di 5 minuti, in un circolo vizioso senza fine.
Vedere spiragli, che poi all’improvviso tornano ad essere giochi di luci e ombre.
In questo gioco in cui non sono io a decidere non mi trovo a mio agio. Mi sento in balia degli eventi, con i sentimenti troppo scoperti, e la voglia di tornare a rinchiudermi nella mia conchiglia, nel mio guscio, perché il rischio di farmi male è così alto che non so se voglio davvero correrlo.
Domani è un altro giorno, spero solo che andare a dormire con le lacrime agli occhi mi possa evitare di incontrarle anche domattina…

Passerei ore a baciarti come oggi pomeriggio, magari, meglio, sotto le coperte con la pioggia che batte sulle finestre e sul tetto.

E però sono piena di pensieri, mi chiedo se sto facendo la cosa giusta, perché non sempre la cosa giusta è anche quella piacevole. Magari invece che stare qui a raccontarti queste cose dovrei cercare di scoraggiarti, che forse non è il caso per te di perdere tempo con una come me.

Oppure mi chiedo quanto tempo ti ci vorrà per stancarti di me. Perché se in fondo quello che non conosciamo ci fa impazzire di desiderio nell’attesa che diventi nostro, non è detto che poi continui ad essere così interessante dopo qualche tempo che abbiamo iniziato a conoscerlo.

Magari sono solo il momento di distrazione di cui avevi bisogno in questo momento, la fuga dalla monotonia di qualcosa di consolidato, e una volta appagato il fascino della cosa nuova, tornerai quieto alla tua vita.

Mi chiedo io cosa voglio davvero, ma è passato così tanto tempo dall’ultima volta che ho detto e chiesto qualcosa che andasse bene per me, che non so neanche più riconoscerlo adesso. Forse l’unica cosa che voglio è semplicemente non stare male, qualsiasi cosa questo possa comportare.

Io lo so che ho messo il dito nella piaga.

Quando sono stressata mi si tolgono i filtri, e sono molto più diretta, sincera e franca di quanto non capiti di solito. Non c’è più quel cuscinetto che ammorbidisce le mie parole, o che me le fa rimangiare quando stanno per uscire.

Quando sono così stanca di tutto le parole escono, e vanno dritte al punto, a colpire il nervo.

Perché arrivi ad un punto in cui sei stufo di cazzate, dette o viste, e sai bene dov’è la verità e vedi alla perfezione le bugie che ti stanno propinando. E tu vuoi solo vedere quanto riescono a consumarsi le unghie sul vetro, prima di capitolare e dirti che hai perfettamente ragione.

“Tu mi controlli”
IO TI CONTROLLO?
Non ti ho mai chiesto niente. MAI. NIENTE. Niente di nessun tipo, niente di privato, personale, niente che tu non volessi raccontarmi già in maniera autonoma e spontanea. Ho solo osservato e ascoltato, e sinceramente, mai usato niente di tutto questo contro di te. Tu hai chiesto. Hai guardato la mia posta, passato in rassegna il mio cellulare, le mie foto, i miei messaggi. Hai voluto sapere, sempre, tutto. E se per caso non volevo farti sapere qualcosa, me la smenavi per giorni, con le tue battute. Ma certo, ovvio, sono io che ti controllo.

“Metto solo le mani avanti, non farti illusioni”
Perché, cavolo, perché è così difficile capirlo?
Ho detto che voglio scopare con te, non che voglio rinchiuderti nelle segrete del mio castello, come una novella barbablu.
Certo, ho quasi 33 anni e apparentemente sono single. Ma questo non fa di me una donna sull’orlo di una crisi di nervi, alla disperata ricerca di un compagno per la vita che la “farcisca” prima che il suo orologio biologico la smetta di ticchettare.
Se dico che mi piace passare del tempo con te, non vuol dire che mi immagino che ci teniamo per la mano come novelli innamoratini, a fare picci picci tutto il tempo.
Se dico che ho bisogno di un abbraccio, quello di cui ho bisogno è esattamente quello: UN SOLO FOTTUTISSIMO ABBRACCIO. Perché mi sento sola e con tutto il mondo contro, e ho bisogno solo di sapere che c’è fisicamente quella spalla amica su cui piangere. Un abbraccio non vuol dire che poi andrò in giro a dire a tutti che siamo fidanzatini, un abbraccio non vuol dire che mi hai giurato amore e fedeltà eterna.

Mi ci è voluto un sacco di tempo, ma se dico qualcosa, io intendo realmente quella cosa. Se dico che mi sta bene così, mi andrà davvero bene a quel modo.
E se poi in realtà non è vero, credimi, quello sarà solo un problema tra me e me, saranno cazzi miei se una cosa che ti ho detto mi fa piacere, in realtà mi urta nel profondo, e non verrò mai a rinfacciartelo.
Però invece se io dico una cosa, tu pensi che dietro ce ne sia un’altra. Se dico una cosa, dietro di certo c’è la fregatura. Se dico una cosa, beh, io sono donna, sto di certo solo pensando all’abito bianco, ai figli, al nostro nido d’amore e chissà quali altre cazzate.

E fino a che questi sospetti, queste presunzioni, saranno predominanti nei nostri rapporti, allora forse è giusto che non si vada oltre al “buongiorno, buonasera”, e tanti cari saluti a tutto il resto.

Il momento peggiore è quando torni a rivederlo.

Fino ad un istante prima va tutto benissimo, a meraviglia: sei sicura che ti lascerà indifferente, non sentirai più niente, in fondo in tutti questi giorni hai continuato a vivere anche senza di lui, hai inspirato ed espirato senza apparente difficoltà, e le sue mani, i suoi occhi o la sua bocca sono stati ben lontano da tutti i tuoi pensieri.

Però poi ecco, capita che lo rivedi, capita che riguardi le sue mani o la sua bocca, e ti chiedi se davvero non ci può essere un’ultima volta aggiuntiva. 

E poi capita che ti sforzi, e fai di tutto per rimanere distaccata, e quasi ci riesci, e lo tratti come se non fosse mai successo niente, come se tutto quel non detto a nessuno in realtà non fosse esistito mai. E in uno di quei momenti, in cui tu di fronte hai solo un amico, un conoscente, lui alza gli occhi mentre ti parla, e ti fissa, e ti pare di vedere un’incertezza nei suoi occhi, un leggero cedimento che scuote tutte le tue, di certezze, come un terremoto. E speri solo che quell’attimo passi in fretta, altrimenti tutto cadrà e dovrai cominciare a lavorare di nuovo per ricostruire quella parvenza di distacco che ostenti con tutti.

E’ dura mantenere quest’equilibrio. Eppure non riesco a scegliere…
Oscillo di continuo tra il lasciarti andare, ed essere solo e puramente felice della tua felicità, e il fare di tutto per non farti scappare, arrabbiarmi, gridare e strepitare, battere i pugni perché tu ti renda conto che non hai bisogno di nient altro che di me. 

E però non so proprio scegliere. Da un lato temo di essere troppo egoista, troppo gelosa, troppo prepotente. Dall’altro sarei una pappamolla, una che si arrende, una che non combatte per quello che vuole davvero.

Ma appunto, la cosa da capire in fondo è una sola: cosa voglio davvero?

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