September 2010
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Sta diventando quasi insopportabile.
Sono circondata da persone che fanno carriera. Che avanzano e ricevono promozioni. Che cercano, e riescono a emergere. E fin qui non ci sarebbe niente di male.
Il problema è che queste persone si lamentano. Si lamentano, cazzo. Si lamentano del nuovo posto, delle nuove responsabilità, delle nuove attività che devono fare.
Ma non avevano scelto loro? Ma non ci hanno pensato? Cavolo, ti viene riconosciuto il tuo valore, ti viene data la possibilità di guidare, di decidere, e tu ti lamenti?
Perchè non provi a lamentarti quando, dopo averci provato 10 volte, ti hanno chiuso la porta in faccia ogni volta. Perchè non provi a lamentarti quando devi solo ingoiare bocconi amari facendo passi indietro. Perchè per una volta non provi a guardare quel che sei e che sei diventato dal mio punto di vista, per capire che dovresti solo ringraziare di essere fortunato.
Ierisera io non ce l’ho fatta a tornare subito in casa. Avevo la gola piena di singhiozzi, e la sento bene quella del piano di sopra quando piange. E io non volevo sentissero me. Così ho lasciato la radio accesa ed ho fatto un giro.
Che poi lenti a contatto, trucco, e guida di sera sono fatti per andare a braccetto, e regalarmi gli occhi gonfi di stamattina. Però lo dovevo fare, dovevo sbollire tutto, dovevo far passare la rabbia, l’insoddisfazione e pure la delusione e l’amarezza.
Il tizio col Jaguar grigio ci ha provato, a stuzzicarmi, ma no, non l’ho neppure guardato. Io che certe sfide di solito le cerco, ierisera l’ho ignorato bellamente.
Ierisera ho cercato di far portar via dalle lacrime la frustrazione di certi momenti. Perchè se ti cercassi solo io, allora forse potrei pure pensarlo, alla fine, di essere una maniaca ossessiva. Ma quando poi io ti lascio perdere sei tu a cercare me. Ed è qui che mi fai vacillare, che mi fai dubitare di me stessa.
[ierisera non è ierisera, ma non cambia la sostanza: quel che provo è sempre lo stesso, a prescindere dal giorno]
Sei silenzioso e morbido. Delicato. Deciso, ma mai brusco. E io mi sento sciogliere, come ogni volta. Il tuo tocco leggero mi smuove tutta. Io che ho paura di essere uno strumento stonato lascio che tu mi suoni come sai fare.
I nostri respiri si mescolano, non una voce, non un rumore, una richiesta, niente. Solo la nostra pelle morbida l’una sull’altra. Solo il nostro calore, che si somma e ci fa bruciare.Non c’è tempo e non c’è spazio. Non abbiamo dimensione nè direzione. Non abbiamo neppure forma, non so più dove sia il mio confine e cominci il tuo.
Non mi svegliare. Lascia che questo sogno duri per sempre.